Certosa di Pavia e il ritorno del papà di Dylan Dog

Vi proponiamo un bell’articolo dal giornale locale, che parte dalla notizia del ritorno alla scrittura di Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo,  da parte del suo creatore Tiziano Sclavi previsto per il prossimo mese di Ottobre (a 30 anni dalla prima uscita per la Bonelli Editore) – e poi ci ricorda in parte il suo passato, legato anche a Certosa di Pavia con la testimonianza di Grazia Nidasio, grande autrice e disegnatrice, nostra concittadina.

Dylan Dog: a Ottobre il ritorno tanto atteso

Articolo di Marta Pizzocaro da La Provincia Pavese del 21 Febbraio 2016

PAVIA. Ci ha messo due anni e mezzo per convincere Tiziano Sclavi a tornare a scrivere Dylan Dog, ma alla fine Roberto Recchioni ce l’ha fatta. E infatti alla fine del prossimo ottobre un nuovo numero di Dylan Dog uscirà suggellato dalla firma di colui che nel 1986, trent’anni fa, gli diede la vita.

«Una mattina ho trovato nella cassetta della posta una sceneggiatura completa inedita di 94 pagine, non ci credevo– racconta Recchioni, autore di romanzi fantasy per Mondadori, illustratore di canzoni per Immanuel Casto e da tre anni curatore del fumetto di Dylan Dog, edito da Sergio Bonelli – Erano nove anni che Tiziano Sclavi non non scriveva nulla, a parte un breve ritorno tra il 2006 e il 2007, e se pensiamo che è uno dei pochi nomi che stanno nelle antologie della letteratura a rappresentare il fumetto, che ha fatto fatica ad essere considerato un genere ma oggi lo è a pieno titolo, il suo ritorno alla scrittura è una notizia bomba».

Chiamato nel 2013 dall’editore Bonelli con la missione di rilanciare il fumetto di Dylan Dog che stava attraversando un periodo di stanca, Roberto Recchioni si è messo al tavolino con Tiziano Sclavi, per riportare il suo personaggio nel tempo presente.

Il primo albo di Dylan Dog Copertina de "L'alba dei morti viventi" Ottobre 1986

Il primo albo di Dylan Dog Copertina de “L’alba dei morti viventi” Ottobre 1986

«Tra le varie cose abbiamo pensato all’aggiunta della tecnologia, con l’inserimento di un cellulare che Dylan odia come odia tutta la tecnologia, visto che è uno che usa la penna d’oca e guida un vecchio Maggiolino – continua Recchioni – Tecnologia che poi si è concretizzata in Irma, uno di quei cellulari che ti parlano e ti danno dei consigli non richiesti, in questo caso con voce femminile. E mentre studiavamo un modo per far tornare Dylan Dog sulla cresta dell’onda, io lavoravo per mettere Tiziano nella condizione di tornare a scrivere il suo fumetto. Non è stata un’impresa facile e quella mattina, quando ho trovato la sceneggiatura nella posta, per me è stato l’inizio di un giorno importante».

Oltre ad essere un autore geniale, Tiziano Sclavi è infatti un uomo irriducibilmente allergico ai riflettori e schivo per natura, fin dai suoi esordi. A testimoniarlo è Grazia Nidasio, disegnatrice e fumettista milanese (oggi di casa a Certosa), autrice dei personaggi di Valentina Mela Verde, Stefi e il Piccolo Mugnaio Bianco (protagonista della campagna pubblicitaria del Mulino Bianco negli anni ’80), esempio e mentore, insieme a Mino Milani, di un giovane Tiziano Sclavi negli anni ’70.

«Nato a Broni, poi dopo vari spostamenti a Stradella e Canneto Pavese per il lavoro del padre, è venuto a vivere a Certosa con i suoi genitori e qui è cominciata la nostra frequentazione – ricorda Nidasio – ma erano gli anni della sua giovinezza, quindi non so dire niente del Tiziano Sclavi di oggi. Io me lo ricordo come un ragazzo assolutamente straordinario e originale in tutte le sue manifestazioni: nella scrittura come nel suo approccio alla letteratura, fino al suo rifiuto di amalgamarsi con i coetanei. Come me ha mosso i suoi primi passi e per qualche tempo siamo stati colleghi al Corriere dei Piccoli, anche con Mino Milani, poi ha iniziato frequentare più Milano che Pavia e l’ho perso di vista».

Oltre alla riservatezza, ad accomunare Tiziano Sclavi al suo Dylan Dog sono, per sua stessa ammissione, alcuni fantasmi che gli appartengono da una vita: il ricordo dell’alcol, l’angoscia notturna e i risvegli faticosi. «Senza esagerare però – precisa Sclavi, che il nome del suo personaggio l’ha inventato fondendo quelli di Dylan Thomas e Dog, dal titolo del libro “Dog figlio di” di Mickey Spillane, mai letto e visto solo nella vetrina di una libreria – Le differenze tra me e Dylan sono note ed evidenti: lui vive a Londra, al numero 7 di Craven Road, per la precisione, e io che viaggio poco, in Inghilterra non ci sono mai stato. E poi lui è quasi un seduttore, ha avuto un sacco di donne, si innamora facilmente, cosa che non si può dire di me. Nonostante questo io sono anche Groucho l’aiutante maggiordomo che spara battute a raffica oltre il demenziale, e specialmente sono i freaks, i mostri senza colpa che compaiono in molte storie».

E se gli si chiede perché abbia voluto il suo personaggio pieno di fobie: «Non volevo fare di Dylan Dog un vincente, un super-uomo alla Tex. Lui è uno che qualche volta perde, oppure, se vince, non vince mai completamente. In fondo, non sembra neppure un eroe del fumetto. Le mie storie non sono mai consolatorie perché l’orrore non finisce. Si ricomincia sempre da capo».

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