La sfida del parroco «Salverò la chiesa di Cascine Calderari»

Don Marco Gatti lancia la raccolta fondi per il restauro «Servono almeno 600mila euro, spero anche nei fedeli»

Da La Provincia Pavese – Articolo di Stefania Prato, 8 Gennaio 2015

Ha coraggio don Marco Gatti, parroco di Certosa, alla guida dell’Unità pastorale che comprende anche Cascine Calderari,Torriano e Samperone.Dopo il restauro della chiesa di San Michele, ora pensa alla sistemazione di quella di Cascine, riferimento per circa 700 parrocchiani, gli abitanti della frazione e quelli del Cassinino e di Villalunga, anche se questi appartengono alla chiesa di Santa Maria di Caravaggio, a Pavia, precisa don Marco che ora lancia una nuova sfida alla sua comunità e non solo.
Chiesa di Cascine Calderari, frazione di Certosa di PaviaPerché il costo dell’intervento dovrebbe superare i 600mila euro. Ed è una bella somma, soprattutto per un bilancio parrocchiale già gravato dagli oltre 500 mila euro serviti per restaurare San Michele. «Somma che potrebbe salire, visto che ancora non conosciamo con esattezza l’ammontare del consuntivo – chiarisce il parroco. I lavori poi non sono ancora ultimati all’esterno». Difficile quindi,ad intervento appena iniziato, sbilanciarsi su quanto effettivamente costerà il restauro della chiesa di Cascine, ammette don Marco che si affida alla Provvidenza che «tocca il cuore delle persone». Ma siccome il sacerdote sa bene che non tutti hanno un cuore grande,decide di affidarsi anche al proverbio «Aiutati che il ciel ti aiuta», per trovare i finanziamenti necessari. Per ora è certo un contributo della Cei, Conferenza episcopale italiana, pari ad un quarto della spesa, mentre la Fondazione comunitaria della provincia di Pavia ha stanziato 20mila euro. Altro denaro dovrebbe arrivare dalla vendita
dell’asilo e del terreno circostante,entrambi di proprietà parrocchiale.
Poi si attendono i prossimi bandi della Fondazione Cariplo e si spera nella generosità dei fedeli.
Intanto sono iniziati i primi saggi per capire la consistenza del terreno attorno alla chiesa che vanta un nucleo originario risalente al ’500, poi ampliato nel ’700. L’edificio, rimaneggiato nella metà del ’900, tenuto sotto monitoraggio per un paio di anni, presenta gravi problemi di staticità, fa sapere l’architetto Tatiana Costa che segue i lavori. «Le nostre indagini – spiega – hanno accertato uno stato di degrado avanzato, determinato dall’umidità di risalita, per questo la struttura andava messa in sicurezza, per evitare futuri cedimenti».

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