Trasparenza, buone prassi e campanilismo

Si parla spesso di buone prassi, ma a volte non è necessario chiamare conferenzieri da paesi lontani a farci spiegare come fare, non è necessario adottare regolamenti di centinaia di pagine che poi nessuno legge, a volte può essere possibile farsi coinvolgere e imparare anche da chi ci sta vicino, superando il campanilismo.
Ovviamente, miglioramenti e critiche sono fondamentali, quando non siano strumentali, come nel caso citato nell’articolo qui sotto.
Pensiamo (e non siamo i soli) che il Comune di Borgarello possa essere un esempio  importante che si sta affermando non solo a livello locale.

 
Trasparenza? Se ne parla tanto, la si trova poco…
di Giorgio Boatti, 16 febbraio 2014

E’ proprio vero che bisogna allarmarsi quando una parola viene invocata e promessa ad ogni passo, diventando un ingrediente da impiegare in ogni occasione. Solitamente, quando succede questo, vuol dire che, mentre la parola in questione riempie il palcoscenico, nella realtà rischia di andare in scena il suo esatto opposto. Un esempio concreto? La trasparenza.

Parola magica, perché porta con sé la speranza del cittadino di guardare dentro ai meccanismi del governo della cosa pubblica, strappando così il velo dai riti di potere e dai patti omertosi tra politica, amministrazione pubblica e interessi di parte. Trasparenza – grazie anche a internet – è una parola che davvero potrebbe consentire al cittadino di informarsi, conoscere e così partecipare effettivamente alla vita pubblica. Dal livello locale più vicino – il Comune, le Municipalizzate, le Asl – alla Regione, sino all’amministrazione dello Stato e alle sue istituzioni.

Però sul fronte della trasparenza in Italia siamo arrivati in ritardo, e di decenni, rispetto ad altri Paesi. In aggiunta, per rimediare non solo al ritardo ma a una cultura della cosa pubblica che conosceva solo il segreto e l’opacità degli atti, ci siamo approdati all’italiana: con leggi e decreti legislativi e regolamenti più indecifrabili, e non solo per il comune cittadino, di un geroglifico. Troppe parole e, soprattutto, confuse e in continua contraddizione le une con le altre.

Siamo o non siamo il Paese dell’Azzeccagarbugli che gioca a rimpiattino. come spiegava il Manzoni, con le “grida” fatte in serie per ovviare, con le parole, alla mancanza di fatti? O per coprire i misfatti?

Dante per scrivere la sua immortale “Divina Commedia” ha avuto bisogno di 14.233 endecasillabi, a Virgilio per l’Eneide sono bastati poco più di 9.000 esametri. Omero, per l’Odissea, è arrivato a 12.100.

La legge 190/2012 che stabilisce gli adempimenti sul fronte della trasparenza in funzione della prevenzione e repressione della corruzione ha mobilitato più di 10.000 parole per dire la sua. Ma, visto che molti aspetti rimanevano in ombra, l’anno dopo, con decreto legislativo 33/2013, sono arrivate altre norme: quasi 3.000 parole aggiuntive, sempre su trasparenza e informazione nella pubblica amministrazione.

E mentre le parole grandinano predicando trasparenza noi, nel nostro piccolo, cosa scopriamo grazie alle improvvise dimissioni dell’avvocatessa Cristina Niutta, assessore, tra l’altro, al decentramento e alla semplificazione amministrativa nonché, negli anni passati, delegata ai rapporti con le società partecipate dal Comune di Pavia? Scopriamo – lo dice Cristina Niutta – che “sono stati ostacolati in ogni modo i tentativi di comprendere in che direzione ASM Pavia Spa stava andando e orientarla”. Visto che il Comune di Pavia, di cui Cristina Niutta avrebbe dovuto essere la voce e gli occhi sulle partecipate, è l’azionista più che maggioritario della Municipalizzata non è una buona notizia, né per la trasparenza, né per gli interessi della città. Visto anche che la Niutta, a sintesi della sua esperienza, scrive di non aver compreso, a proposito della Municipalizzata, “dove vengono prese le decisioni e a quali logiche rispondano”.

Ma, appunto, da noi la trasparenza a volte è solo una recita, una forma vuota.

Un altro esempio ma di segno diverso? ll d.lgs. 33/2013 stabilisce che i Comuni, entro il gennaio 2014, devono attestare sui propri siti di avere pubblicato tutti i dati relativi all’amministrazione e agli amministratori comunali. Un impegno gravoso ma prezioso in nome della vera trasparenza. Un piccolo Comune, Borgarello, per adempiervi, in dicembre dismette il vecchio sito e con impegno lodevole ne mette in costruzione uno nuovo, con una pausa di passaggio, ineludibile, che però non piace a un consigliere dell’opposizione che segnala la cosa a Roma, all’Autorità nazionale per la trasparenza. Così Roma invita il Comune a regolarizzare la situazione entro il 10 febbraio. Cosa avvenuta, come è possibile verificare, con la messa in rete di tutti i dati. Con una sola assenza: non è disponibile il curriculum di un consigliere. Quello che, paladino della trasparenza, aveva invocato l’intervento di Roma.

da Diritto & Rovescio – La Provincia Pavese, 16 febbraio 2014

One thought on “Trasparenza, buone prassi e campanilismo

  1. Ringrazio il commentatore a nome dell’intera amministrazione per l’apprezzamento. Le buone pratiche, come le idee (per usare le parole di un personaggio illustre) camminano sulle gambe delle persone, le stesse, nella fattispecie, che spendono giorni e serate a pensare e a lavorare per cambiare le cose e trasformare l’impegno politico da business qual’è percepito da molti a servizio volontario per il bene della cittadinanza. Senza retorica, ma con molto lavoro. impegno, telefonate, email, tempo sottratto alla propria attività, alla famiglia e al sonno. Tutto gratis, ma ben ripagato dalla riconoscenza affettiva di chi ha compreso e apprezzato i nostri sforzi. Penso che Certosa abbia un gruppo di persone disposte a giocarsi questa scommessa. Se facciamo rete, i contagio virale delle buone prassi si diffonderà più velocemente facendo massa critica, finché un giorno amministrare virtuosamente tornerà ad essere un valore universalmente condiviso.

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