Caro Giorgio…

di Franco Maurici, Pavia, 1/10/2013

Caro Giorgio,
conoscere è necessario non solo per deliberare e proporre, ma anche per criticare.
Mi sembra che le tue critiche siano poco fondate. Alla cappella degli Scrovegni si pagano 10 euro per una visita di quindici minuti. Non c’è chiesa di Venezia o Firenze dove per le visite si paghi meno di 7 o 10 euro. Non parliamo della mostre, in quella attuale di Pavia si pagano 15 euro. A Pompei, lo Stato incassa pur sempre 19 milioni l’anno. Alla Certosa altri incassano parecchio senza controllo. Quanti sono i visitatori della Certosa? Secondo l’ex assessore alla Cultura di Pavia 300’000. 750’000 ha dichiarato un monaco cistercense a una giornalista del TG1 nel 2010.

Facciamo qualche calcolo 300’000 x 10 = 3 milioni. 750’000 x 5 = 3’750’000. 750’000 x 10 = 7’500’000. Certo si tratta d’ipotesi. Ma è legittimo formulare ipotesi e poi sottoporle a verifica. Solo così si può accertare come stanno le cose effettivamente. Non è legittimo invece rinviare la verifica, cioè la vendita dei biglietti, argomentando che in assenza di essa mancano adeguate conoscenze. Ma il punto, a prescindere dal problema dei biglietti, è un altro e su questo tu non scrivi nulla; la Certosa “bene comune di tutti noi” è in una condizione disastrosa in barba a intellettuali, giornalisti, studiosi, funzionari e politici cha la visitano frequentemente e dunque ne conoscono il degrado e lo tollerano.
Quando dall’EXPO i turisti stranieri verranno alla Certosa diranno: ecco gli italiani, sono incapaci di gestire il turismo e i monumenti celebri. Ed è vero, anche perché spesso si arrestano a conoscenze presunte; ma non sanno formulare le ipotesi – certo da verificare – ma necessarie per cambiare le situazioni deplorevoli.

Cordialmente.

Franco Maurici

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